Mi chiamo Rosario Ligato, sono nato a Melito di Porto Salvo (Rc) alle ore 7:00 di Domenica 24 Aprile 1983. Quel giorno si celebrava la festa della Madonna di Porto Salvo, un grande onore per me, un evento che porterò sempre dentro di me.

Sono cresciuto in un paese del Comune di San Lorenzo, una paesino adagiato sulle sponde di una collina, attraversato dal torrente Tuccio, il quale bagna tutta la vallata, chiamata appunto "La Vallata del Tuccio". E' un paesino che in passato contava più di 1000 anime, la crisi, la disoccupazione, l'evoluzione, l'hanno spogliato decisamente, oggi risiedono 380 persone circa. Sono cresciuto in una umile famiglia, mio padre ha fatto il meccanico per tanti anni, un uomo che ha fatto dell'allegria la sua ragione di vita. Da sempre con l'hobby del canto, la sua apparizione alla corrida 2009 è un coronamento di un sogno cullato per anni. Mia madre è casalinga, ma insieme a mio padre si occupa di curare i raccolti essendo proprietari terrieri. Completano la mia famiglia mio fratello maggiore, mia sorella e mia nonna.

Sono cresciuto all'insegna di quei valori che una famiglia basata su antiche tradizione può insegnare. Il rispetto, l'educazione, la lealtà, sono tutte qualità che fanno parte di noi.
Sono cresciuto nel paese che ha dato la nascita al Santo Gaetano Catanoso, un altro motivo d'orgoglio per me. Da piccolo la grande passione per il calcio, prima sul cemento del paese, poi nella Scuola Calcio della Calcistica Spinella di Melito Porto Salvo per 4 anni. All'età di 12 anni il mio primo campionato con l'arbitro, fu una stagione esaltante coronata col titolo di capocannoniere con tanto di targa dedicata.

Erano le mie ultime apparizioni con la maglia della Calcistica, in quanto, fui acquistato dalla Reggina.
Avevo tutto per fare il calciatore, ma non avevo fatto ancora i conti con gli infortuni. Il primo arrivò dopo un mese del mio approdo a Reggio, infortunio procurato giocando al paese, dopo un tiro in porta mi partì la cartilagine del ginocchio destro. Un calvario durato 2 anni, dopo l' infortunio non recuperai pienamente, la Reggina non mi curò a dovere, del resto, l'allora medico delle giovanili, Pasquale Favasuli, aveva altro a cui pensare.

Dopo una politica societaria che penalizzava i ragazzi del posto per discorsi legati ai costi di bilancio, a 14 anni decisi di lasciare la Reggina per emigrare al nord, in un palcoscenico diverso, pensavo che in settentrione potevo ancora diventare un giocatore nonostante l'infortunio subìto al ginocchio. Mi accasai al Valle d'Aosta, al freddo e al gelo, la mattina andavo a scuola e il pomeriggio mi allenavo. La nostalgia di casa era tanta, lasciare i propri cari a 14 anni non era un'impresa facile. Abitavo in un alloggio della società insieme ad altri calciatori come Gaetano Caridi, attuale protagonista dei campi di Serie B, e Pasquale Mandalari amico e fratello di sempre.

La stagione calcistica iniziò nel migliore dei modi, feci subito caterve di gol nonostante giocassi in difesa. Era il mio momento, stavo per fare il salto definitivo al grande calcio, la società mi informò che il Torino Calcio mi stava visionando, quando all'improvviso, dopo una partita avvertii un dolore all'adduttore destro. Ennesima delusione. Le cure non davano segnali di miglioramento e dopo svariate visite mi diagnosticarono la pubalgia, un infiammazione degli adduttori che, purtroppo mi condannerà per sempre.

Dopo 2 anni di Valle d'Aosta, all'età di 16 anni il ritorno in patria, allenandomi con gli allievi della Reggina, ma per via di una burocrazia assurda, non fu possibile procedere col mio tesseramento, in quanto, essendo minorenne, non potevo svincolarmi dal Valle d'Aosta per approdare in una società professionistica di un'altra regione. Dopo un anno perso, consapevole che ormai le speranze di arrivare in alto col calcio erano ridotte a lumicino, mi accasai in Eccellenza, al Bagaladi.

Il dilettantismo non faceva parte del mio progetto calcistico, era un calcio lontano da quello che sognavo. Fui spiazzato, anche perchè avevo scelto il calcio alla scuola e non sapevo quale potesse essere il mio futuro. Dopo 5 anni di "girovaganza" in diverse società calabresi, ci fu un episodio che mi spinse a chiudere col calcio giocato. La società per la quale giocavo doveva saldare il rimborso spese del mese corrispondente, ma il giorno prestabilito per i pagamenti si presentarono al campo i dirigenti col portafogli vuoto. Non avevo una lira in tasca e poca benzina in macchina. Dopo poche curve la mia carriola si fermò, aveva sete e io non potevo darle da bere. Quel giorno decisi di smettere col calcio giocato e appendere le scarpe al chiodo. Avevo 21 anni.

Dopo diversi anni di assenza, è cresciuta dentro di me la voglia di ritornare in quello che considero il mio ambiente, il calcio. Da qualche anno ho iniziato la strada di allenatore partendo da una delle categorie più basse del panorama calcistico, quella degli Esordienti. Il carattere che mi ritrovo mi porta a ragionare pensando in grande, puntando sempre al massimo, e avendo avuto risultati ottimi, ci credo. Penso che nella vita, qualsiasi cosa si faccia, ci vuole un'autostima importante per arrivare a certi livelli e raggiungere traguardi importanti. A me quella non manca, e se problemi di forza maggiore non ostacoleranno il mio cammino, credo di farcela, lo spero almeno. Mi ispiro a Jose Mourinho, il miglior allenatore del mondo.
Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso!

Oltre a fare calcio lavoro nel Corpo Forestale dello Stato, riassumo brevemente le tappe più significative della mia vita lavorativa: Il 10 gennaio 2005 mi sono arruolato nell'esercito come volontario in ferma breve, sono stato 3 mesi a Capua dove ho svolto l'addestramento iniziale, poi sono stato inviato a Cesano di Roma per altri 3 mesi per svolgere la specializzazione come "fuciliere".
Il 13 luglio 2005 sono stato trasferito al 34° Gruppo Squadroni "Toro" Aviazione Esercito situato a Venaria Reale, cittadina alle porte di Torino, dove ho prestato servizio fino al 20 luglio 2010.
Dal 21 luglio 2010 sono entrato a far parte del Corpo Forestale dello Stato, dopo un anno di corso di formazione in quel di Sabaudia sono stato inviato a fare servizio in un Comando Stazione in provincia di Torino. Dal 1 gennaio 2017 faccio parte dell'Arma dei Carabinieri.
Ormai il Piemonte è la mia seconda casa.
Un saluto a tutti gli amici e conoscenti.

mercoledì 20 gennaio 2016

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